Due in uno (in ritardo, come al solito)

Ancora un mese di silenzio, purtroppo dovuto a motivi personali che non starò qui ad elencare, semplicemente perché questo blog non è un posto dove esprimo i miei pareri personali, se non legati alle mie letture.

Due libri. Due aspettative settate troppo in alto. Uno, una delusione quasi totale. L’altro, seppure bello, forse un po’ troppo prevedibile.

Siccome questi due libri avrebbero dovuto essere recensiti in due post separati (di cui uno preparato un mese fa circa), saranno presentati con due sottotitoli differenti.

1/ RIDATECI ROBIN WILLIAMS!

madame-doubtfire

Mi è capitato molto spesso di leggere libri e poi vederne le trasposizioni cinematografiche. Molte erano piuttosto fedeli al testo originale. Altre, totalmente fuori tangente. Ma è la prima volta  che mi capita di notare quando la trasposizione cinematografica di un libro ne abbia in realtà migliorato gli aspetti e la storia.

Ho adorato “Mrs Doubfire” fin dalla prima volta in cui lo vidi. E non solo perché ho sempre ammirato Robin Williams, attore di grande talento e versatilità. La storia di un padre disposto a travestirsi da donna pur di stare con i propri figli era divertente, originale e, al tempo stesso, faceva riflettere sull’amore di un padre per i propri figli e di cosa sarebbe stato disposto a fare per loro.

Quando seppi che in realtà il film era stato tratto da un libro, volli a tutti i costi leggerlo, convinta di trovarmi di fronte ad un bellissimo racconto, forse addirittura migliore del film.

Lo cercai per mesi, senza trovarlo. Poi me lo trovai magicamente davanti, quasi in un caso di serendipità, mentre cercavo un altro volume. In una libreria di libri usati, a Cork. Non mi feci scappare l’occasione.

Lo portai a casa e iniziai subito a leggerlo. E, già dalle prime pagine, mi resi conto che, se lo avessi lasciato li tranquillo insieme ad altri libri, non avrei fatto una cosa tanto sbagliata.

Dire che il libro non sia all’altezza del film è riduttivo. Il libro è tutt’altra cosa rispetto al film. Ne calca i nomi, la situazione, ma non l’aspetto psicologico dei personaggi, che risultano completamente diversi dal film.

***ATTENZIONE SPOILER***

Nel film Daniel Hillard è un padre amorevole, forse un po’ bislacco e anche leggermente infantile, ma pur sempre un ottimo padre. E soprattutto continua a provare sentimenti verso la moglie Miranda, nonostante il divorzio incombente. Nel libro Daniel è uno sfaccendato che sbarca il lunario facendo il modello nudo e che odia profondamente la ex moglie Miranda, e non manca di esternarlo in modo molto palese di fronte ai figli Christopher, Lydia e Natalie. Tre poveri bambini visibilmente traumatizzati, sballottati e sfruttati da genitori perennemente in lotta tra di loro. Miranda è una nevrotica arrogante, odiosa e manipolatrice, e stimola nel lettore la voglia di prenderla ripetutamente a bottigliate in faccia.

Inoltre la trasformazione in Madame Doubtfire, da parte di Daniel, è assolutamente ridicola e poco credibile. Com’è possibile che, con l’ausilio di un pò di fondotinta, un turbante e degli stivali possa non essere riconosciuto dalla moglie, ma venga invece riconosciuto immediatamente dai figli? Almeno nel fil assistiamo ad uno sforzo maggiore di rendere la presenza di Mrs Doubfire il più veritiera possibile.

Un po’ di sconvolgimento emozionale lo vediamo solo alla fine, dopo la violenza sfuriata dei figli di fronte all’ennesima litigata dei genitori, che da modo ad entrambi di rendersi conto che, forse, hanno un tantino esagerato.

Il tutto retto da una trama labile e banale, dialoghi noiosi e situazioni che avrebbero potuto benissimo non esistere. In poche parole, ridateci Robin Williams!

2/ TROPPO VECCHIA PER CERTE STORIE

le-terrificanti-storie-del-vascello-nero

Che si tratti di un romanzo per ragazzi, lo si capisce già dalla copertina. Ma, da sempre “innamorata” di storie di fantasmi, non ho saputo resistere alla quarta di copertina.

La storia, o meglio le storie, in se non sono male. Sono ben scritte e ben caratterizzate. Certo, legate molto ai cliché tipico delle storie di fantasmi e horror (i classici vampiri nel racconto “Piroska”) anche se non mancano spunti originali (interessante la storia “Irezumi”, dove l’orrore è legato al mondo dei tatuaggi, “la forza della natura”, dove creature all’apparenza innocue si rivelano essere in realtà mostri terrificanti).

Quello che, purtroppo, mi ha lasciata molto delusa è stato il finale, dal forte sapore di “già visto, grazie”, e soprattutto decisamente troppo prevedibile.

Chissà, forse per un pubblico adolescenziale questo sarebbe stato un gran bel colpo di scena. Per me, sa di minestra riscaldata. Forse sono troppo vecchia per questo genere di storie.

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