Tutto qui?

vergine giurata

Ci sono libri che, pur sembrando all’apparenza banali e ripetitivi, alla fine ti prendono fino all’ultima pagina. Ci sono libri relegati agli scaffali più bui e reconditi di una libreria che in realtà si dimostrano piccoli gioielli della letteratura moderna. Ci sono libri che non smetteresti mai di rileggere. E poi ci sono libri che, pur promettendo bene, si rivelano un buco nell’acqua.

Decisi di leggere “Vergine Giurata”, perché trattava un tema che di cui nessuno aveva mai scritto prima: una pratica tipica delle zone più remote delle montagne Albanesi. Un’usanza che permette alle donne, per tradizione tribale obbligate all’obbedienza e alla sottomissione totale all’uomo, di poter mantenere la propria indipendenza. A patto di diventare “uomini”. Proprio così. La donna diventa uomo, rinuncia per sempre alla sua femminilità e sessualità e diventa una vergine giurata. Un giuramento dal quale non esiste ritorno.

Hana Doda, protagonista di questo romanzo, ha deciso così, per  mantenere la sua indipendenza. Per non sottomettersi ad un uomo. Per non accettare il matrimonio combinato deciso dallo zio, che gli fa ha fatto da padre dopo la morte dei genitori. Decide di diventare Mark, un pastore delle montagne a nord dell’Albania. Fino a quando la cugina Lila non la invita in America. Dove inizierà la sua nuova vita.

Ecco, mi aspettavo di più. Mi aspettavo che Elvira Dones, l’autrice, ci parlasse di più dello stato d’animo di Hana come Mark. Di come avesse vissuto questi anni da vergine giurata. Dei suoi pensieri, del suo essere. Sarebbe stato meglio conoscere di più di questa particolare usanza, di come una donna si possa adattare a diventare uomo, a rimanere casta per sempre, a rinunciare alla propria identità.

Invece niente. Tutta la storia gira attorno ad Ana dopo quindici anni come Mark. Di come riesce a ritornare, faticosamente, donna. Di come riscopre il proprio corpo, il proprio essere. Di come si guadagna da vivere. Che, diciamola tutta, non ci sta male. Ma purtroppo tutto si risolve in un chiacchiericcio a volte banale e, diciamolo, noioso.

Lo stile è buono. Diretto, essenziale, scorrevole. Il che rende la lettura meno pesante. Anche se, purtroppo, l’autrice scivola ancora prima del finale, facendosi purtroppo capire troppo presto come il romanzo sarebbe andato a finire. A metà strada, lasciando il lettore quasi confuso, spaesato.

Un peccato, purtroppo. Avrebbe potuto essere un gran bel romanzo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...