quote 09/06/2016

The important thing is to take that first step. Bravely overcoming one small fear gives you the courage to take on the next.

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L’importante e’ fare il primo passo. Superare coraggiosamente una piccola paura da il coraggio di superarne un’altra

Ed e’ proprio quel piccolo passo che,  a volte, e’ cosi’ difficile compiere…

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quote 07/06/2016

 

Ultimately, our battle is with ourselves. Whether in our activities in society, or whether in historical, political or economic developments, everything essentially boils down to a struggle between positive and negative forces.

tempesta

 

Alla fine la nostra battaglia si combatte con noi stessi. Che sia un’attivita’ sociale, storica, p0litica o di sviluppo personale, tuto alla fine si riduce ad una lotta tra le forze positive e quelle negative

Quote – 02/06/2016

How aware are we of our own inner life, our spirituality—something so intangible yet so priceless? How much effort do we make to perceive that which is not obvious, which can neither be seen nor heard? I believe the exploration and enrichment of the human spirit is what determines our very humanity.

spiritualita'

Quanto siamo consci della nostra vita interiore, della nostra spiritualita’ – qualcosa di cosi’ intangibile ma al contempo cosi’ preziosa? Quanto ci sforziamo per percepire quanto non e’ ovvio, che non puo’ essere ne visto ne sentito? Penso che l’esplorazione e l’arricchimento dell0 spirito umano sia cio’ che determina la nostra vera umanita’.

Il grande ritorno

Vergogna. Quasi quattro mesi senza fare post. Ma la colpa e’ solo mia e della mia pigrizia. Del fatto che non sono abbastanza disciplinata.

Ogni volta la stessa storia. Mi siedo di fronte al computer, poi mi dico: no, lo facciamo domani. E cosi’, un giorno tira l’altro, siamo arrivati quasi a giugno.

Ma oggi, in questa giornata estiva irlandese con il sole che spacca le pietri (finche’ dura) ho preso una memorabile decisione: cerchero’ di scrivere un post al giorno. Anche non relativo alle recensioni. Semplicemente un post, magari una sola frase, una citazione che mi e’ rimasta particolarmente in mente o un “quote” che mi ha cambiato la giornata. Cominciando da oggi, e non da domani, come mi ero prefissata stamattina. Scusandomi profusamente per questa latitanza.

 

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Nessuna notte e’ tanto lunga da impedire al sole di risorgere 

…E comunque non sono scoraggiata!

Capita che si legga un autore per la prima volta e lo si ami. Capita che si legga un autore per la prima volta e lo si odi. E poi capita che si legga un autore per la prima volta, non lo si capisca appieno, ma la voglia di leggerlo ancora rimane. Questo e’ quello che mi e’ successo dopo aver letto per la prima volta Erri De Luca.

Io sono fatta cosi’. Adoro la scoperta. Leggere sempre qualcosa di nuovo. La trama di questo libro mi aveva intrigata ed avevo deciso di procurarmente una copia e scoprire questo nuovo, formidabile autore. La prima impressione avuta e’ stata come di smarrimento, come di non capire bene dove lo scrittore volesse parare, situazione che ha pero’ generato una curiosita’ maggiore. Specialmente per la poesia di cui e’ infarcita la sua prosa. Questo e’ successo, dopo aver letto “Storia di Irene”.

Storia di Irene – Erri De Luca

storia di Irene

“Irene ha gli occhi tondi dei pesci, degli uccelli, dei mammiferi. Neanche nel sorriso accennano alla piega obliqua”

Irene ha quattordici anni e vive su un’isola grega. E’ orfana. Di notte va in mare e si unisce ai delfini, la sua vera famiglia.

Irene ha quattordici anni ed e’ incinta. Incontra uno scrittore (lo stesso De Luca?) e decide di raccontargli la sua storia.

Una storia singolare, quella di Irene. Di una bambina umana, che umana non e’. Una storia confusa, lirica e a tratti inverosimile. Che scorre tranquilla come le onde del mar Egeo.

Ma chi e’ Irene? La musa stessa della scrittura, che si avvicina solo a chi veramente merita di conoscerla? La sintesi stessa della vita? Questo e’ il punto che mi e’ risultato poco chiaro. Forse possiamo vedere Irene come la narrazione stessa dello scrittore, che una volta terminata la sua funzione puo’ anche cessare di esistere. O forse lo scopo della vita stessa.

Come opera prima, forse, ho scelto male. Ho forse mi sono avvicinata a questo romanzo nel modo sbagliato, pensando di trovare una storia di facile comprensione, come molti romanzi moderni, e non piu’ preparata alla pura poesia che e’ la letteratura.

Piu’ semplici gli altri due racconti contenuti nel romanzo, un sorta di racconto biografico dello scrittore e della sua Napoli, buona e crudele allo stesso tempo. Bellissimi nella loro poesia letteraria. Commoventi. Sintesi della realta’.

E’ stato questo che mi ha spinto per continuare con questo autore, per scoprirne altre opere, assaporare la sua produzione letteraria, quella poesia che non ho piu’ trovato in altri romanzi contemporanei dopo “Diceria dell’untore”. Questo, che mi ha fatto nascere in me il desiderio di continuare, di sentire ancora quelle parole, non importa se non sempre comprensibili. Perche’ se il cervello non comprende, l’anima e il cuore ne colgono il significato. E ne rimangono rapiti, persi, nella poesia che e’ la vera letteratura.

Grazie Erri De Luca. Sei riuscito a farmi sognare.

 

 

Ieri come oggi: la storia si ripete

Di Danila Comastri Montanari piace il modo in cui descrive, in modo minuzioso e preciso, la vita quotidiana dei Romani di duemilla anni fa. Un mondo che, pur essendo cosi’ lontano dal nostro, pur essendo stato dilaniato dalle invasioni barbariche e dal Cristianesimo, conserva ancora intatto il suo fascino e il suo potere. Non e’ un caso che, le grandi opere costruite al tempo dei Cesari, siano ancora in piedi e ci ammirate in tutto il mondo!

Ma quello che colpisce di piu’ e’ come la storia, in Duemila anni, non faccia altro che ripetere se stessa. Questo sapore di deja-vu si respira in ogni romanzo di questa scrittrice bolognese, in cui la corruzione, il malcostume, le sofferenze e le ingiustizie siano le stesse di oggi. E questo romanzo non fa eccezione.

Nemesis

Nemesis

Anno 25 dopo cristo. Una legione romana stermina un intero villaggio ai confini del Causaso, dando fuoco alle baracche e ai cadaveri dei suoi abitanti, donne, uomini e soprattutto bambini. Un’azione difensiva, la chiamano. Quel villaggio era un covo di ribelli.

Vent’anni dopo nessuno ricorda la vecchia strage. Fino a quando una misteriosa donna dall’aspetto esotico non riapre antiche ferite che si credevano rimarginate. Infatti essa si presenta in casa del senatore Stazio, in piena notte, confessandogli di aver rapito l’amica Pomponia e di essere disposta a liberarla ad una sola condizione: che trovi ed uccida i soldati di quella divisione che vent’anni prima massacrarono il suo villaggio. Lei e’ l’unica superstite, fintasi morta per salvare la pelle. Nemesis il suo nome.

Aurelio non puo’ fare altro che chinare il capo e obbedire, andando immediatamente alla ricerca di vecchi soldati. Solo per rendersi conto che qualcuno ha cominciato il lavoro che Nemesi aveva assegnato a lui. Furioso, cerca la donna per cercare di fermarla, convinto sia lei l’assassina. Eppure Nemesis non c’entra niente. Chi puo’ avere allora interesse ad uccidere gli ex soldati? Quale verita’ nasconde quella guerriglia di vent’anni prima? O si dovrebbe chiamarla strage?

Questo romanzo pone l’accento su due temi ancora molto caldi oggigiorno, specialmente dopo le stragi terroristiche degli ultimi tempi: la vendetta e le menzogne che ci propinano ogni giorno i governi per nascondere le proprie malefatte. Non e’ difficile vedere la strage dei poveri abitanti del villaggio del Caucaso come i Ceceni, i Siriani e gli innumerevoli morti in molte zone di guerra. Non e’ complicato sentire pomposi potenti proclamare con voce agnellata “erano dei nemici, ci siamo difesi”. Non e’ forse anche oggi che gli innocenti pagano per i colpevoli? Non succedere proprio magari ora che dei bambini vengano massacrati per stanare i terroristi? Non e’ forse una realta’ attuale prendersela con gli innocenti accusandoli di crimini atroci mai commessi? Il razzismo di allora e’ il razzismo di oggi.

Un libro ambientato Duemila anni fa. Ma dove non e’ difficile riconoscere la misera faccia dell’Europa, dell’America, della Russia di oggi, che in nome di un’inesistente difesa non esita a sacrificare chi non c’entra niente sull’altare dell’orgoglio, del potere e del denaro.

 

Con gli occhi dei vinti

Di Helga Schneider ho sempre apprezzato lo stile asciutto, privo di fronzoli e diretto dei suoi romanzi di stampo autobiografico. Abile narratrice, descrive i fatti cosi’ come sono stati, senza aggiungere romanticismo e senza essere petulante. La guerra e’ stata un grande trauma, e come tale la descrive, ma in modo concreto.

Meno piacevoli sono state le sue prove di scrittrice di fiction, nel quale ho notato poco pathos e coinvolgimento, mostrando una storia fredda e molto simile alla descrizione di fatti.

Questo nuovo romanzo autobiografico , “Io Piccola Ospite del Fuhrer” e’ stato abbastanza gradevole, anche se purtroppo non una delle migliori prove della Schneider narratrice. Tanto per capirci, lontano anni luce da “Lasciami andare madre”, per me il migliore e il piu’ riuscito, e “Il rogo di Berlino”, dove la sua traumatica infanzia, con una matrigna che la detesta e la guerra che la schiaccia, prendono forma in un racconto straziante.

Io, piccola ospite del Fuhrer 

io piccola ospite del fuhrer

Helga Schneider, durante gli utimi mesi della guerra, era stata una dei bambini “privilegiati” ad essere ospitati nel bunker di Hitler. Un’ultima, pietosa, manovra propagandistica per mostrare vivo un regime ormai morto e in decomposizione. Quello che si trovera’ davanti non e’ poiu’ il grande fuhrer tanto favoleggiato dalla propaganda nazista, ma una vecchio sconfitto, tremante, vecchio oltre la sua reale eta’, con la mano debole e sudaticcia e il corpo sfatto. Quasi a mostrare il destino che sta per attendere il grande Reich, Hitler incarna il viale del tramonto di un delirio millenario ormai al termine. Di li a pochi mesi, si suicidera’ con l’amante e altri gerarchi nel suo bunker, lasciando il popolo tedesco in balia dei conquistatori e della disfatta.

Un romanzetto breve, diretto, cosa che mi e’ piaciuta. Nota dolente, purtroppo, sono le divagazioni che l’autrice sembra fare per, come dire, “allungare la minestra”, per rendere piu’ corposo un romanzo che, forse, non aveva tanto ragione di esistere. Ho trovato a volte fastidiose le interferenze tra presente e passato, tra la Helga bambina e la Helga adulta.  Molto di quello narrato in questo libretto era gia’ stato descritto ampiamente in “il rogo di Berlino”, mentre qui non si fa altro che ripetere la storia con piu’ dettagli.

Una cosa importante, pero’, merita di essere sottolineata in questo romanzo. Il fatto che i tedeschi, o almeno alcuni, sapevano dei campi di sterminio e non solo approvavano, ma anche elogiano la decisione. Il discorso origliato dalla bambina tra due mamme tedeschi riuguardo alla sorte degli ebrei e il loro approvare tale orrenda fine, fa provare un lieve brivido lungo la schiena. E quello che terrorizza di piu’ e’ che fino alle fine certa gente, come la zia di Helga, abbia elogiato l’operato di Hitler, per poi chiudersi un ostentato mutismo di fronte alla palese sconfitta, la fame, i bombardamenti, gli strupri dei Sovietici.

E quando ho chiuso il volumetto, non ho potuto fare a meno di pormi la seguente domanda: il popolo tedesco si e’ veramente meritato lo sfacelo che ha dovuto subire? O forse e’ stato vittima della propria stessa follia?

Un romanzo visto con gli occhi dei vinti, attraverso lo sguardo innocente di una bambina, suo malgrado, messa di fronte all’odio e la violenza insulsa della guerra.

Nuovi propositi per il 2016

Quando guardo la data dell’ultimo post scritto mi vergogno di me stessa: 2 mesi senza scrivere una riga! Che fine hanno fatto i buoni propositi del 2015? La stessa fine di quelli del 2014: al vento.

Devo darmi una svegliata. Devo cambiare tattica. E visto che tutto dipende solo da me e se non scrivo non e’ solo perche’ sono stanca e ho altro da fare, ma soprattutto per pigrizia, ho deciso di postare non appena finisco un libro. Questo e’ il mio buon proposito per il 2016. che era lo stesso del 2015, che poi era lo stesso del 2014, che ero quello che avevo pianificato per il 2013 e avevo programmato nel 2012. Ripeto: che vergogna!

Ma ora entriamo nel vivo del discorso. Come ogni anno, mi sono riproposta di leggere almeno 30 libri. Dico “almeno 30”, perche’ di solito nel leggo di piu’ (34 nel 2015, un po’ pochini, se paragoniamo alla lettura di ben 37 libri nel 2014). Diciamo che questo traguardo e’ una specie di boa di salvataggio che mi spinge a leggere e a cercare sempre nuovi stimoli di littura, che senno’ andrebbero felicemente a farsi benedire come i buoni propositi sopra elencati. Forse dovrei creare una sfida di post, giusto per darmi da fare.

Comunque, quest’anno mi sono ripromessa di leggere almeno trenta libri, di cui due gia’ divorati e di lettura abbastanza piacevole, di cui ne tessiro’ le lodi (o i demeriti) qui sotto.

  1. Ritorno sul Don – Mario Rigoni Stern

ritorno sul Don

Una piacevole raccolta di racconti, dal forte sapore autobiografico, qulla presentata in questo volume. Un insieme di storie della ritirata di Russia, di umanita’ inaspettata e di dolore incomprensibile per noi profani. Rigoni Stern rievoca l’esperienza traumatica della ritirata di Russia, in cui morirono migliaia di soldati italiani, e di cui lui fu uno dei pochissimi, fortunati, sopravvissuti. Storie dove non c’e’ posto per l’odio, ma solo per il ritorno maliniconico di quella gioventu’ perduta nelle nevi della grande Russia. Frammenti di vite perdute, di momenti catartici, di ricordi lievi. Significative due storie che ho trovato particolamente toccanti: “In un villaggio sepolto nella balca” e il racconto che da il titolo a questa raccolta, “Ritorno sul Don”W.

Nel primo racconto, uno dei pochi a non avere come protagonsta lo scrittore, ci troviamo di fronte alla rivelazione di un soldato italiano che, per sfuggire al freddo, si rifugia in un’isba russa, facendo una sconvolgente scoperta che cambiera’ per sempre la sua esistenza. Anche qui, la violenza della guerra lascia spazio per un attimo al calore dell’umanita’, mostrandoci come la guerra, nella sua infinita potenza distruttiva, non riuscira’ mai a cancellare completamente il calore umano in ogni individuo.

“Ritorno sul Don”, invece, e’ la cronaca di un ritorno. Il ritorno, appunto, dell’autore sulle rive di quel grande fiume russo che tante vite italiane chiamo’ a se. Ormai anziano e in pensione, Rigoni Stern decide di ritornare in Russia. Ma la grande Russia che si trova davnti e’ ora un’oasi di pace e di felicita’, e il grande Don risuona di silenzio e di tranquillita’. Cullato da quella pace, Rigoni Stern saluta con grande commozione i suoi compagni che li, molti anni prima, hanno lasciato le loro giovani vite, e che ora ripostano tranquilli nella pace delle grandi steppe russe. Significativo e particolarmente toccante, il seguente passaggio: “Ecco sono ritornato a casa ancora una volta; ma ora so che laggiu’, quello tra il Donez e il Don, e’ diventato il posto piu’ tranquillo del mondo. C’e una grande pace, un grande silenzio, un’infinita dolcezza. La finestra della mia stanza  inquadra boschi e montagne, ma lontano, oltre le Alpi, le pianure, i grandi fiumi, vedo sempre quei villaggi  e quelle pianure dove dormono nella loro pace i nostri compani che non sono tornati a baita

Quando anche l’ultimo sopravvissuto della guerra avra’ per sempre chiuso gli occhi (e ormai ne restano veramente pochi), questi ricordi faranno si che i loro ricordi vivano per sempre, a monito, della tragicita’ e della totale inutilita’ della guerra.

 

Il meglio e il peggio

Vergogna. E pensare che ogni giorno, al sorgere del sole, me lo ripetevo: oggi scrivo sul blog. Poi arrivava la sera e, una cosa tira l’altra, trovavo sempre una scusa per non scrivere. E sono stanca. E preferisco leggere. Eccetera.

Poi passa piu’ di un mese e ti rendi conto di aver letto abbastanza libri da scrivere piu’ di un post e allora preferisci solo fare un “riassunto ” dei libri letti e fare una recensione del piu’ bello e del piu’ brutto letto. Ed e’ quello che faro’.

Riassunto delle puntate precedenti

1)La modista -> Andrea Vitali.

la m odist

Finito di leggere: 10 settembre 2015.

Un classico di Vitali. Una bella donna, un maresciallo dei carabinieri donnaiolo, un furto sventato. Una storia di guardie, ladri e… donne, in salsa tipicamente comica tipica dello stile di Vitali. Una Bellano degli anni 50 fresca, allegra e chiacchierona. Per farsi due risate in tranquillita’

2) Saturnalia –> Danila Comastri Montanaari.

saturnalia

Finito di leggere: 8  ottobre 2015.

Una nuova indagine del senatore Publio Aurelio Stazio. Chi ha insanguinato la notte dei Saturnalia con un terribile delitto, mentre schiavi e padroni si divertivano senza pensieri? Un’indagine pericolosa per il senatore Stazio, la piu’ pericolosa di tutta la sua carriera. Perche’ non si tratta di semplici morti ammazzati. Quello che li lega e’ un filo che portera’ a scuotere le fondamenta di Roma stessa. Un bellissimo affresco storico tipico della Montanari, dove non possiamo fare a meno di rivedere l’Italia di oggi… duemila anni fa!

3) Tabula Rasa –> Danila Comastri Montanari

tabula rasa

Finito di leggere: 20 ottobre 2015

Un’indagine tutta egiziana per il senatore Stazio, impegnato in una difficilissima trattativa di pace con i nemici storici di Roma, i Parti. Una trattativa disturbata dal ritrovamento del cadavere di una giovane donna. Unico segno di riconoscimento: un ciondolo con un’effige della dea Baast, la dea gatto. Una seguace della dea? Ma non finisce qui. Un altro cadavere viene ritrovato nel giardino della villa egizia del senatore, un’altra donna, ma morta molto tempo prima. Che cosa avranno in comune queste due strane morti? Un’altra indagine pericolosa per Stazio, soprattutto quando c’e in gioco la pace dell’Impero stesso.

Ma ora entriamo nel vivo…

Il piu’ bello…

Il sergente nella neve – Mario Rigoni Stern

il sergente nella neve

Finito di leggere: 24 settembre 2015

Vi era un bel sole: tutto era chiaro e trasparente, solo nel cuore degli uomini era buio. Buio jcome una notte di tempesta su un oceano di pece.

Il Sergente nella neve, pagina 48

Ho scelto questa frase perche’ emblematica e soprattutto il sunto dell’anima stessa del romanzo. La ritirata di Russia e i suoi orrori, visti con gli occhi di chi era li, di chi ha sofferto la fame, il freddo, la stanchezza, il gelo. Di chi aveva perso ogni speranza di tornare a casa vivo, di rivedere la baita, la fidanzata, la famiglia, il paese.

Poco piu’ che ventenne, Mario Rigoni Stern. E gia’ uomo, di fronte ad un orrore piu’ grosso di lui. Una storia narrata senza retorica, senza falsi sentimenti, senza troppa empatia. Una storia cruda, scritta cosi’ come vissuta. Solo sangue, senza tragedia. Solo tragedia, senza parole grosse. Solo morte, neve, dolore.

Si era li, con Mario. Si soffriva, con Mario. Si vedeva la morte, si pensava agli amici persi in battaglia, si vedeva i loro visi smorti, si cerca di capire quali fossero stati i loro ultimi pensieri, prima di chiudere gli occhi per sempre. Abbandonati, nella neve, nella tormenta. I tanti morti, che mai videro “baita”.

Ce l’ha fatta, Mario Rigoni Stern. E ci ha regalato questa forte e meravigliosa testimonianza.

Non diro’ altro. Le parole potrebbero solo morire in stupida retorica. Bisogna leggerlo, con il cuore, con l’anima. Per ascoltare il grido di chi riposa ancora la, nel freddo delle steppe russe, con ancora nelle orecchie il fischiare delle artiglierie nemiche. E forse, per puro caso, una lacrima scendera’ sul viso e per un attimo si diventera’ soldato, nella neve della Russia infinita.

…E il piu’ brutto!

Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano – Andrea Camilleri

morte in mare aperto

Finito di leggere: 18 settembre 2015

Con tutto rispetto per Camilleri, che stimo moltissimo come il bravissimo romanzieri quale egli e’, devo ammettere che questo libro e’ stato un flop colossale.

Sulla scia della serie TV con protagonista un giovane commissario Montalbano, e’ nato questo libro, che avrebbe potuto anche non essere scritto.

Quello che mi e’ sempre piaciuto dei romanzi con protagonista il piu’ famoso commissario d’ Italia, ovvero le trame interessanti e  ragionate, mancano totalmente in questi racconti. Fin dall’inizio, si capisce subito chi e’ l’assassino. I personaggi sono banali, caricature degli originali. Le storie sono noiose e soporifere. Soldi buttati via e tempo perso. O meglio: “nottata persa e figlia femmina” (cit.). Un libro che, anche se non avessi letto, non avrebber fatto differenza nella mia vita. E non aggiungo altro. Altrrimenti divento volgare.

E con questo, per ora, e’ tutto. Un post a parte merita il bellissimo e psicologico romanzo di Shirley Jackson “Incubo di Hill House”. Ma per questo post ho bisogno di raccogliere le idee, e lo scrivero’ prossimamente. Spero non fra piu’ di un mese. :-/

Due mesi – catch up parte seconda

Ditemi se si puo’! Non bastava una coda di lettura lunga da qui a Vladivostok,  ora ci voleva pure la coda di recensioni! La mancanza di internet sul computer personale si fa sentire, e il nuovo computer deve attendere ancora qualche giorno prima di vededre le comode pareti di casa mia. Per il momento, uso il computer con il contagocce, contando sulla generosita’ del boyfriend che, essendo  un nerd di quelli da “zoccolo duro”, ovviamente ha il monopolio quasi assoluto sul suo computer. E mi pare anche giusto, alla fine.

Virginia Woolf scriveva: “una donna deve avere soldi e una stanza tutta per sé per poter scrivere“. Al giorno d’oggi, avere anche un computer tutto per se fa la differenza! Per giunta odio la tastiera inglese, per la mancanza di accenti! Ma passiamo oltre, sperando di ricordarmi cosa ho letto 😛

  1. Un amore di zitella – Andrea Vitali

un amore di zitella

Finito (e iniziato): 21 agosto 2015

Nella Bellano degli anni Sessanta Iole Vergara, trentasette anni, puo’ essere considerata la zitella del paese. Vive da sola in una casetta vistalago, lavora come dattilografa al comune e nelle sere invernali cena con una tazza di caffelatte. Come regalo si e’ comprata un televisore per vedere il Festival di Sanremo, speranza che andra’ in fumo di fronte ad un apparecchio ben lungi dal funzionare.

Iride e’ una collega di Iole, e sta per sposarsi. Iole non puo’ astenersi dal farle un regalo, nonostante non sia stata invitata alla cerimonia. Ma questo e’ un regalo speciale che, per la povera Iole, sara’ l’inizio di una dei piu’ grandi malintesi bellanesi degli anni Sessanta.

Libro leggero e divertente, un amore di zitella e’ soprattutto un altro bello scorcio di quella Bellano protagonista dei racconti di Vitali. A differenza di altri romanzi, questo e’ breve e lineare, con una trama chiara e diretta. Il sogno inconfessato di una donna, che a causa di un equivoco si ritrova nella situazione in cui si era mai trovata prima, ma che per poco non le sfuggira’ di mano. Un romanzo divertente ma velato da una lieve tristezza e malinconia, generat dalla solitudine di una donna all’apparenza felice ma che sotto sotto sogna quello che tutte le donne hanno sognato e, a volte, sognano ancora: un uomo al proprio fianco, che le faccia sentire meno sole.

Un bel romanzetto, che consiglio a tutti.

2. Don Camillo e Don Chichi – Giovannino Guareschi

don camillo e don chichi

finito di leggere: 26 agosto 2015

Don Camillo e’ il prete di Brescello, con mani come due badili e un cuore grande come i suoi enormi scarponi. Ha solo un piccolo problema: iul suo calendario sio e’ fermato al 1666, e sembra non rendersi conto di vivere nel 1966. Per ricordarglielo, viene mandato in canonica il giovane e rampante Don Francesco, detto Don Chichi, prete “del popolo”, sempre pronto a stare, non sempre a ragione, dalla parte del povero.

E poi c’e’ “Caterpillar” detta Cat, la scalmanata nipotina di Don Camillo. E Veleno, ultimo figlio del sindaco Peppone. E con questi ingredienti non possono che nascere scintille.

Ho sempre amato i libri di Guareschi perche’, pur essendo chiaramente di parte, non ha mai puntato il dito contro la persona, ma si e’ sempre limitato a criticare genuinamente l’ideologia. Una penna tagliente quella di Guareschi, che gli ha causato non pochi problemi (a quei tempi i Comunisti non amano molto i commenti negativi). Eppure i suoi personaggi, comunisti o proletari, giovani o vecchi, sono sempre veri e umani, che non si tirano mai indietro quando c’e’ da aiutare chi sta peggio.

Come fanno Cat, Veleno, e i loro amici. Come fa Peppone e pure Don Chichi’. Personaggia veri, che mostrano pregi e difetti, ma mai noiosi o piatti.

Un romanzo velato di malinconia per quel mondo che gia’ negli anni Sessanta, sotto la spinta del miracolo economico, stava ormai lentamente scomparendo. E come accade a Don Camillo, Guareschi cerca di convincersi di non vivere piu’ nel passato, e di accettare il presente, anche se non bello come i nostalgici ricordi di una gioventu’ lontana.

Bello, divertente, a tratti commovente.