Non sempre le gialli escono con il buco (mentre alcuni escono divinamente perfetti)

Stavo guardando la data del mio ultimo post e la vergogna ha preso il sopravvento: due mesi senza scrivere una riga. E’ stato un periodo piuttosto movimentato. Tensioni al lavoro, internet che non funzionava. O meglio, funzionava quando io non ne avevo bisogno e, la sera, magicamente, smetteva di fare il suo dovere. Dire che una linea analogica sarebbe stata più veloce è pura realtà.

Il post era già pronto un mese fa. Poi aggiornato e opportunamente revisionato al fine di rispecchiare la realtà di lettura. Da qui, il titolo.

Non sono stati due mesi particolarmente intensi dal punto di vista lettura. Da fine agosto ad oggi ho letto solo sei libri. Ora, ad un passo dal raggiungimento dell’agognato traguardo di trenta libri annuali, posso finalmente tirare un sospiro di sollievo… e le somme.

I mesi di agosto/settembre/ottobre, ad accezione del libro “l’ultimo ballo di Charlot (che recensirò nel prossimo post, internet e voglia permettendo), è stato per me il periodo del giallo. Mi sono trovata tra le mani libri che, forse, pochi anni fa avrei schifato come la peste, ma che si sono rivelati delle piacevoli sorprese. E, uno in particolare, nonostante l’entusiasmo iniziale, che si è rivelato una delusione totale. In questo post recensirò il migliore e il peggiore di questa serie.

  1. I giovedì della signora Giulia – Piero Chiara

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Il fatto che ignorassi l’esistenza di un talentuoso e prodigioso scrittore quali Piero Chiara, mi riempie di tristezza e vergogna. Avevo questo libro nella mia spropositata coda di lettura (per favore, non chiedete) da parecchio tempo e non avevo mai avuto il coraggio di prendere questo libro tra le mani, ed assaporarne la storia. Leggere quelle pagine è stata come una specie di epifania Joyciana.

***ATTENZIONE SPOILER***

Chiara è un abile manipolatore di parole, in questo giallo dal sapore strano e indecifrabile. Si, abbiamo la vittima, una scomparsa, una ricerca che risulta vana fino a quando la vittima non ricompare, anni dopo, quando ormai nessuno più la cerca. E, soprattutto, nel punto più impensato e più vicino possibile. Ed è qui che il racconto comincia a farsi ancora più interessante. Perché non abbiamo solo un assassino, ma ben due. O meglio, due potenziali assassini. L’uno che accusa l’altro. Sia l’uno che l’altro avevano ottime ragioni per far fuori la signora Giulia (il marito, cornuto e mazziato, e il custode innamorato (forse) respinto). E qui che viene fuori tutta la maestria del Chiara scrittore. Come un prestigiatore che mescola le sue carte, il nostro autore mescola le carte delle indagini. Si, perché entrambi i sospetti dicono esattamente le stesse cose. Solo accusando l’altro. E la polizia, confusa, non può far altro che soccombere.

Un giallo senza colpevole, o meglio con due possibili colpevoli, ma di cui nessuno viene assicurato alla giustizia, lasciando il lettore nel dubbio su chi sia stato il vero assassino della signora Giulia.

 

2. Nero di Luna – Marco Vichi

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Una totale delusione, invece, è stato questo romanzo di Marco Vichi, che mi ha convinto che mai e poi mai leggerò un altro suo romanzo in vita mia.

La quarta di copertina mostra quanto un buon marketing possa far passare per buono e innovativo anche il peggior scritto. La storia ha il sapore di essere una via di mezzo tra l’horror e il giallo. Non è ne uno ne l’altro.

I personaggi sono banali, le situazioni sembrano tirate per i capelli, a partire dall’inizio, dove l’amico morente del protagonista affitta una villa in campagna che, puntualmente, finisce nelle mani di Emilio Bertazzi, il nostro protagonista, sedicente scrittore di successo (un alter ego del nostro autore?). Già partendo dal nostro protagonista, ci troviamo di fronte ad un personaggio piatto, stupido, fastidioso e arrogante, oltre ad essere un inguaribile maschilista. Conosce una donna, Camilla, e subito decide che deve farla sua, costi quello che costi. Vogliamo poi parlare di Camilla? Fastidiosa quanto il nostro Emilio. I dialoghi tra i due, che dovrebbero essere comici, sono in realtà la cosa più fastidiosa che abbia mai letto. Le situazioni in cui si trova il nostro protagonista sanno di falso e stereotipato. I personaggi che lo circondano sono penosi cliché presi in prestito da ben più fortunati racconti e rivisitati in maniera pessima.

Il ritmo del romanzo è lento, noioso, non succede praticamente niente. Ad un certo punto, ho pure desiderato mollare tutto e passare ad un libro di qualità migliore. Non esistono colpi di scena, ci sono un sacco di scene senza senso, situazioni che non vengono mai totalmente spiegate (chi è l’individuo misterioso che si aggira nelle campagne di notte? La povera Rachele, povera donna un pò matta nipote della ricca signora del luogo? il misterioso e sboccato avventore che Emilio incontra due volte in un bar? Un povero ritardato mentale che vive con le monache?), il tutto condito con uno stile che sa molto di riso in bianco scotto e scondito.

I temi affrontati, dal tradimento, all’amore, all’omicidio, alla violenza sessuale, vengono appena sfiorati, pure malamente, e non approfonditi.

E poi, vogliamo parlare dell’omicidio, raccontato in modo scialbo e frettoloso dalla vecchia signora (di cui non ricordo nemmeno il nome, per giunta) nipote di Rachele? vogliamo parlare del modo in cui la madre di Rachele è stata uccisa? Ve lo giuro, quando l’ho letto, ho riso per almeno quindici minuti! Un modo tanto assurdo e, soprattutto, tanto impossibile non poteva esistere. Sicuramente il nostro autore voleva darci un modus operandi originale. Ci ha invece rifilato una barzelletta.

Un omicidio senza il colpevole in galera, uno scrittore fallito, una donna all’apparenza irraggiungibile ma che alla fine si scopa (usando le parole dell’autore).

E poi vogliamo parlare del linguaggio? Volgare, banale, insipido, totalmente privo di lirismo. Mi spiace signor Vichi, ncs: non ci siamo. Sei riuscito a bruciare la mia voglia di leggere altri tuoi libri. Peccato.

Stategli lontano. A meno che non vogliate sentirvi male. Ma, alla fine, è solo un consiglio.

 

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