L’amore secondo Simeon

Di Simeon ho imparato ad apprezzare i racconti del Commissario Maigret, serio, ligio e con una logica ferrea. Ma Georges Simeon non è solo Maigret. Simeon ha scritto anche altri romanzi, forse meno famosi del popolare Maigret, ma pur sempre di buon impatto letterario.

Tre Camere a Manthattan lo conoscevo già, ma lo scoprii meglio proprio tramite Maigret. Un romanzo che, come da testuali parole dell’autore, scritto ” a caldo”, e ispirato dalla passionale e tormentata storia d’amore tra lo scrittore francese e Denyse Ouimet. Scritto nel 1946 e pubblicato lo stesso anno, ebbe un buon successo di pubblico.

 

***ATTENZIONE SPOILER***

tre-camere-a-manhattan

François Combe è un attore francese abbastanza popolare nella madrepatria. Paese che ha lasciato per allontanarsi dalla moglie, che lo ha lasciato per un uomo molto più giovane. Solo e senza un lavoro stabile, una notte vagabondando senza meta per Manhattan incontra Kay, una donna misteriosa e sola quanto lui.

Inizia una storia d’amore tormentata, che si svolge, appunto, in tre camera: quella anonima dell’Hotel Lotus, teatro del loro primo, passionale incontro, la sua stanza disfatta e disordinata e la stanza dell’appartamento che Kay divideva con l’amica Jessie.

Kay e François. Due anime sole che si sono incontrate. Incapaci di lasciarsi, quasi fosse legati l’uno all’altra da un filo invisibile che non vogliono,  o non possono spezzare. Un rapporto malato,sotto alcuni versi, ammorbato dall’iniziale e assurda gelosia di François, terrorizzato dall’idea di stare lontano da lei anche per un minuto (durante la sua seconda notte al Lotus con Kay, decide di tornare a casa perché ha dimenticato la luce accesa, ma il solo pensiero di non ritrovarla più nel letto lo fa ritornare di corsa su suoi passi).

E’ geloso François. Geloso del passato di Kay, dei suoi uomini, delle sue avventure. Non le crede quando le parla del suo passato. Ovunque essi vadano, lui la immagina con un altro uomo, in atti licenziosi.

La ama, la odia. La ama ancora. E poi non la sopporta. Ma non riesce a separarsene. Ed è felice. Felice di non essere più solo.

Personalmente, ho apprezzato il romanzo, anche se devo ammettere che ho odiato i personaggi, e più di una volta. François è un uomo ossessivo e possessivo, le fa insulse scenate di gelosia, se la vede a letto con chissà quanti uomini, la obbliga, quasi con violenza, a farle confessare con quanti uomini è stata. Vede questi come fantasmi pronti a tormentarlo.

Dal canto suo Kay è troppo remissiva, accetta tutto senza fiatare anzi, ne sembra quasi lusingata. Quasi la paura di rimanere solo le faccia sopportare qualsiasi cosa, le faccia perdonare qualsiasi cosa.

Ma quello che mi ha dato più fastidio è proprio il comportamento di lui quando lei è costretta ad andare via per motivi familiari. Tanto geloso e possessivo, e poi non perde l’occasione per andare a letto con la prima donnetta disponibile. E non solo! Non se ne pente, dice che lo rifarà, perché egli è un “uomo”. Forse molti uomini, in primis Simeon noto puttaniere recidivo, all’epoca la pensavano così. E forse molte donne, come Kay, accettavano e perdonavano certi comportamenti. Sta di fatto che ha generato in me un senso di malessere, di fastidio e di rabbia, per la mancanza di rispetto che François riserva alla povera Kay. Ma forse è una mentalità troppo lontana, che io non riesco a capire. Eppure tanto vicina.

Un romanzo scritto negli anni ’40 e ancora attuale, in mondo dove c’è chi osa dire che certi uomini “ammazzano” per troppo amore. Ma questa, è un’altra storia.

 

Annunci